Scheda
Nella foresta - con tutte le sue valenze simboliche, dall'onirico all'"alternativo" e al "diverso" rispetto alla terra coltivata, a luogo per eccellenza dell'iniziazione - si svolge la vicenda di questo balletto: un omaggio a Shakespeare attraverso quelle universalità del sogno e, nelle sue infinite sfumature, dell'amore, che trasversalmente e senza tempo accomunano le culture più diverse. Paradossalmente parlare di Shakespeare "allontanandosi" da Shakespeare. La foresta... quella del Sogno di una notte di mezza estate, quella di Birnam in Macbeth o quella ai cui bordi viene fatta la beffa a Falstaff nelle Allegre comari di Windsor, poco conta quale sia la foresta. Metafora, pensiamo a Dante, del perdersi, nella foresta ci si perde come ci perdiamo nella vita, nei nostri pensieri. I personaggi shakespeariani vi affiorano in punta di piedi e vi prendono corpo... per poi perdersi. Giulietta e Romeo che si amano e ricercano la semplicità assoluta, la libertà, la nutrice con la sua schiettezza, il semplice Paride (il classico "buon partito") che obbliga Giulietta a costrizioni accademiche, Otello e Desdemona tormentati da Jago che tesse la tela per spingere all'odio, alla gelosia omicida, Petruccio e Caterina con i loro "giochi" estremi (ma poi ci credono veramente?)... tutti che sbucano fuori dal testo di Shakespeare e tutti che vi prendono vita, tra presente e passato, senza tempo. La musica, in questo, aiuta: "S'è vero che la musica - dice Orsino nella Dodicesima notte - è cibo dell'amore, datemene tanto, che la mia fame possa essere saziata, fino a morire! Di nuovo quella melodia! Suonatela ancora!". E le musiche scelte, antiche arie rielaborate per l'occasione, vogliono ricondurre i personaggi a Shakespeare: lui che li aveva cercati tra Verona, Padova e Venezia dando a queste città la giusta collocazione fisico-geografica e sbagliando invece con Milano, se li vede così ripiombare simbolicamente nella loro terra veneta anche se la foresta è senza tempo e senza luogo.