Scheda
con
FRANCESCA IOVINE
e la partecipazione di
VINCENZO OLIVA
MARIA GRAZIA TARTAGLIONE
e la piccola GAIA DE NICOLA
testo e regia
GIOVANNI DEL PRETE
Una trama senza trama.
Uno spettacolo che, basato su una ricerca antropologica delle tradizioni popolari, sulle credenze e superstizioni del Sud Italia, cerca di far rivivere un passato, ancora presente in alcune zone, anche non remotissime, attraverso la magia della cattiveria, del male.
La janara, è l’essere che si proietta per scelta in questo mondo-universo al negativo ma, anche se può sembrare riflesso di un principio ingiusto, nessun abuso avuto, nessuna vendetta giustifica la volontà di fare del male. La strega, allora, in ogni cosa gioisce della rabbia, dell’insoddisfazione, della zizzania, anche autoreferenziale. Come ogni magia di colore, agisce tramite simulacri umani e ombre, tramite figure e totem vitali, che rappresentano categorie antropiche, simboli di una umanità in cui stillare, a gocce di esperienza, il male. Infatti per la janara quasi non c’è bisogno di fascinazione, di fatture, perché già presenti nella stessa natura delle cose, senza l’aiuto di nessuna magia. Nell’acronia, i luoghi si confondono diventando uno solo (quello teatrale), l’immaginazione passa da case abbandonate, vecchie, fatiscenti a campagne verdi e fertili, a intimi spazi di gioco per grandi e piccoli. Quindi non necessariamente cupi e bui, proprio perché il male si compie anche sotto la luce del sole, anche attraverso le parole di un bambino, così senza motivo. Riti, ritorni e richiami di un contesto che sfuma, dunque da afferrare non in una sola dimensione, ma in più realtà: possibili interazioni tra episodi che sfogliano la verità di tutti.
Narrativamente, il male è un elemento fondamentale, è l’antagonismo, è l’ostacolo oltre il quale c’è la riuscita, la vittoria. In Janara, la catarsi è quella del segno meno, sfugge a connotazioni morali o religiose, e decide da sé, immagine dopo immagine, l’aura entro cui la manifestazione si consuma. La janara affascina come il male subdolo e come sirena canta una lingua viva e sprezzante, forte, in una sola parola, “necessaria”, proprio come una Janara vorrebbe essere definita.
h. 21.00