Scheda
Irio De Paula chitarra acustica ed elettrica
Antonello Vannucchi pianoforte
Giorgio Rosciglione contrabbasso
Nel 1995 Irio De Paula prenota uno studio per una registrazione concordata con il pianista brasiliano Carlos Vinhas, in quei giorni di passaggio a Roma, ma questi, inaspettatamente e senza motivazioni, dà forfait. Isa Fontana, l’infaticabile compagna ed agente di Irio, non si perde d’animo, ed anziché disdire la prenotazione, telefona a due vecchi amici del chitarrista, Antonello Vannucchi (pianoforte) e Giorgio Rosciglione (contrabbasso), che raccolgono l’invito con entusiasmo e corrono in studio per registrare con lui. Non c’è nulla di preordinato; un brano tira l’altro e la seduta scorre via liscia, rilassata eppure carica di swing. Non è jazz puro, non è bossanova, né il classico jazz–samba cui Irio ci ha abituati, soprattutto quando suona accompagnato da basso e percussioni. Siamo invece in presenza di un delizioso e godibile “mainstream” dal sapore cameristico, in cui il “suono” del strumenti, amplificati il minimo indispensabile, è componente determinante del risultato musicale finale. “Sem batera” in brasiliano significa “senza batteria”. Così De Paula ha voluto chiamare il disco (uscito peraltro ben quattro anni dopo per Pholology) E’ infatti un trio senza batterista, quello formato da Irio De Paula, Antonello Vannucchi, Giorgio Rosciglione. Ma anche senza nessuno strumento a percussione, la musica ci avvolge con il suo contagioso swing, e i tre musicisti sembrano suonare insieme da molto tempo, mostrando affiatamento e coesione fuori del comune, ma soprattutto riuscendo ad improvvisare sulle armonie degli “standard” prescelti con scioltezza, senso dello swing e ammirevole “interplay”. Il feeling è stato immediato, ed i musicisti hanno quindi deciso di non abbandonare il progetto, riunendosi di tanto in tanto per brevi tournée o concerti su commissione, come in questo caso.